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Android M

Android 6.0 Marshmallow, l’attesa nuova versione dell’OS di Google dopo la presentazione allo scorso Google I/O e la rivelazione del nome è stato prima ufficializzata con i nuovi Nexus 5X e 6P e nelle scorse settimane reso disponibile via Factory Image e via OTA sui Nexus 5, 6, 7 (2013) e 9, e sul Nexus Player.

Ma come si comporteranno i produttori di terze per l’aggiornamento a Android Marshmallow sui loro prodotti? E’ una domanda che, tenendo conto del passato, sicuramente occupa da tempo la mente degli utenti Android più desiderosi di aggiornamenti ma che hanno comunque scelto di non acquistare un Nexus.

Cerchiamo di fare il punto sui dispositivi Samsung, HTC, Sony, LG, ASUS, OnePlus, Xiaomi e Huawei che nei prossimi mesi dovrebbero vedere la nuova versione di Android secondo quanto emerge dai primi annunci ufficiali dei produttori che già si sono “esposti”, ma soprattutto dai rumor e leak delle presunte roadmap.

Samsung

Iniziamo dal produttore coreano, il numero uno nel panorama Android, che vittima dei tanti modelli e versioni dei suoi dispositivi più di tutti ha da lavorare per mantenere aggiornata la sua gamma anche limitandosi principalmente ai suoi top di gamma, ma non solo.

Secondo una lista fatta fatta trapelare da GizmoChina oltre agli “scontati” Galaxy Note 5, Galaxy S6 Edge+, Galaxy S6 e S6 Edge, Galaxy Note 4, Galaxy Alpha, Galaxy S5, riceveranno l’aggiornamento anche Galaxy A8 e Galaxy A7 e in un secondo momento anche Galaxy A5, Galaxy A3 e la famiglia Galaxy E.

Dalle tendenzialmente affidabili fonti di SamMobile arrivano poi effettivamente conferme non solo sull’inizio dei test dell’aggiornamento a Marshmallow per i top di attuale e di precedente generazione, ma anche per la recente variante del Galaxy S5 ovvero il Galaxy S5 Neo, cosa non scontata visti i precedenti.

Una lista diffusa da YouMobile qualche tempo fà comprendeva, oltre a Galaxy S6 e S6 edge e S6 edge+ e a Note 5 e 4 e Note edge, anche Galaxy Alpha e il Galaxy Tab A; per logica in campo Tablet appare scontato l’arrivo di Marshmallow anche sulla famiglie Galaxy Tab S e Galaxy Tab S2.

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HTC

Per il produttore taiwanese alla fantomatica lista cinese che citano One M8, One M9, One M9 Plus, E9, E9 Plus, One E8 come i primi a ricevere l’aggiornamento con a seguire il Desire Eye e la famiglia Desire 8xx, si aggiungono le informazioni provenienti addirittura dall’account twitter ufficiale, che aggiungono anche One ME, One M8 Eye e Butterfly 3, e citano esplicitamente i Desire 826, 820 e 816.

Sony

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La casa giapponese usa invece un post sul proprio blog ufficiale per promettere l’arrivo di Android 6.0 Marshmallow su Xperia Z5, Xperia Z5 Compact, Xperia Z5 Premium, Xperia Z4 Tablet, Xperia Z3+, Xperia Z3, Xperia Z3 Compact, Xperia Z3 Tablet Compact, Xperia Z2, Xperia Z2 Tablet, Xperia M5, Xperia C5 Ultra, Xperia M4 Aqua e Xperia C4*.

Altra conferma da Sony arriva attraverso le pagine di supporto dei vari suoi dispositivi dove oltre a confermare ulteriormente l’aggiornamento per Xperia Z3+, Z4 Tablet, Xperia M4 Aqua, M5, C4, C5 Ultra sembra essere specificato per questi un passaggio diretto da Android 5.0 a Android 6.0 saltando quindi, probabilmente per tagliare i tempi, quello ad Android 5.1.1.

Secondo GizmoChina comunque dovrebbero ricevere l’aggiornamento anche l’Xperia Z3v, l’Xperia Z Ultra Google Play Edition e successivamente anche l’Xperia Z1, suggerendo quindi un probabile arrivo anche sull’Xperia Z1 Compact, nonostante siano entrambi usciti nel Settembre 2013 e quindi fuori dal periodo dei due anni di aggiornamenti garantiti da Google ma comunque dotati di un prestante Snapdragon 800.

LG

L’altro famoso produttore coreano che dopo una fama non proprio ottima in fatto di aggiornamenti ha lavorato molto per migliorare in questo aspetto ha potuto giovarsi anche della stretta collaborazione con Google prima per il Nexus 5 e poi con il Nexus 5X e se la succitata lista vede G3, G4, Flex 2 aggiornati prevedibilmente a MarshMallow vede l’arrivo di Android 6.0 successivamente anche su G2, G2 Pro, G Flex.

LG-G4-M-Upgrade

Ma non solo proprio grazie alla quella streatta collaborazione LG attraverso un post sul proprio blog ufficiale rivela tempistiche record per l’aggiornamento sul suo TOP G4 che arriverebbe entro questa settimana (19-25/10/2015) a partire dalla Polonia e poi a seguire in tutti gli altri mercati, Europa, Asia e America.

Chris Yie, vice presidente e responsabile della comunicazione di marketing per LG Mobile Communications Company, ha dichiarato:

Lavorando a stretto contatto con Google, LG è stata in grado di portare Android 6.0 per il G4 prima di qualsiasi dei nostri concorrenti. Anche se solo la velocità non è un indicatore di grande servizio, lo ha fatto dando ai consumatori la certezza che LG è impegnata principalmente verso i propri clienti.

Le novità dell’aggiornamento sottolineate sono:
– Le autorizzazioni sono state semplificate con un maggiore controllo delle informazione a cui le applicazioni possono accedere, non solo nella fase di installazione, ma in qualsiasi momento
– Modalità silenziosa per i suoni e vibrazione e modalità Non disturbare per bloccare rispettivamente tutti i suoni o solo gli allarmi e le notifiche
– Modalità Doze che ferma alcune applicazioni in background quando il telefono non è in uso, per prolungare in modo significativo la durata della batteria

ASUS

Il produttore taiwanese che tanto successo sta riscutendo grazie all’ottimo rapporto qualità prezzo deve dimostrare che il supporto software, con quanto di buono già dimostrato con Zenfone 2, non è un compromesso. Ad essere aggiornati ad Android 6.0 Marshmallow sarebbe praticamente tutta la famiglia ZenFone 2, con anche ZenFone 2 Laser, Deluxe, ZenFone Selfie e in un secondo tempo la prima generazione con ZenFone 6, ZenFone 5, ZenFone 4.

OnePlus

Oneplus sempre secondo la lista come prevedibile aggiornerà a Android 6.0 sia il suo primo dispositivo, il One, che il 2, attraverso la sua personlizzazione Oxygen OS o Hydrogen OS.

Xiaomi

Il produttore cinese del momento Xiaomi dovrebbe aggiornare invece Mi4, Mi4i, Mi Note, Mi Note Pro, Redmi Note 2, Redmi 2 (e Prime) e, successivamente, anche Redmi Note (2014) e Redmi 1S.

Huawei e Honor

Se la famosa lista citava solo Ascend P8, Ascend Mate 7, Honor 6, Honor 6 Plus lo storico produttore cinese Huawei ha diramato una lista dei modelli che sono confermati riceveranno Android 6.0 in Cina ovvero: Huawei P8, Mate 7, Mate S, P8 Youth Edition, P8 Max, Maimang 4 (variante nazionale del G8), G7 Plus e G7.
Per quanto riguarda i prodotti del brand spin off Honor, i modelli destinati ad essere aggiornati ad Android 6.0 sono Honor 7, 7i, 6 Plus, 6, X2, 4X e Play 4C.

Tante erano le speculazioni sul possibile nome della prossima versione di Android e Google aveva stuzzicato anche rilasciando un video teaser ma nelle scorse ore prima attraverso la consueta posa della statua del robottino verde “in tema” con la nuova versione di fronte al Building 43 (l’Android building) presso il Google HQ a Mountain View e poi ufficializzandolo.

Tutto è iniziato attraverso Jeff Sharkey, Software Engineer di Google, che ha dapprima pubblicato la foto in apertura dell’articolo dove la statua è era coperta da un telo e poi poco dopo la foto qui sotto che svelava che la prossima versione di Android, finora conosciuta come M, si chiamerà “Marshmallow”, il dolce americano che in effetti la nuova statua robottino di Android tiene in mano.

Poi a suggellare il nuovo nome e l’inizio della “avventura” di “Marshmallow” Google ha rilasciato un video con la storia ufficiale della nuova scultura di Android by Googlers Nat and Lo.

Per quanto riguarda invece il numero di versione la prima conferma è arrivata prima con il rilascio della nuova versione di Android SDK ufficiale e poi poco dopo con il rilascio della Developer Preview 3 dove viene chiaramente indicato “Android 6.0”.

nexus2cee_upload4

La terza versione di Android M Developer Preview è presumibilmente una release è abbastanza vicino alla versione finale che dovremmo vedere su nuovi dispositivi e over-the-air entro la fine dell’anno, e come le versioni precedenti è disponibile per il flash su Nexus 5, Nexus 6, Nexus 9, Nexus Player.

È possibile scaricare i file TGZ per un flash manuale da pagina dello sviluppatore Android di Google o aspettare gli aggiornamenti OTA (aggiorneremo l’articolo con i link quando disponibili). Secondo il post del blog degli sviluppatori, le novità sono minmime, limitandosi ad una semplice aggiustamento dell’interfaccia utente della gestione delle autorizzazioni e dell’API delle impronte digitali (che non dovrebbe interessare qualsiasi parte dell’hardware della preview corrente). A questi cambiamenti si aggiunge poi una nuova “boot animation”.

duKoxHn

Nexus 5 (GSM/LTE)
“hammerhead”
hammerhead-MPA44G-preview-3fff4cf7.tgz
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SHA-1: 3fff4cf707c2ce5a5efbb7238982a41d36bd7dcc
Nexus 6
“shamu”
shamu-MPA44G-preview-6ad5fb56.tgz
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SHA-1: 6ad5fb561e3ccc7fd8c12f8513984a64a0a265da
Nexus 9
“volantis”
volantis-MPA44G-preview-7ff8343a.tgz
MD5: 2f764a8d0b2c176ab723ed7e26907075
SHA-1: 7ff8343a0545a142e6a84023940b75ab328b6ae8
Nexus Player
“fugu”
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SHA-1: f9cc2862fa5314393ec5780a6a9e08f9a9aacf4d

A più di un mese dalla prima developer preview, e quindi in leggero ritardo rispetto a quanto promesso, Google inizia il rilascio della Developer Preview 2 di Android M, la futura versione di Android annunciata a Maggio durante il keynote del Google I/O. Le immagini del sistema appena rilasciate supportano Nexus 5, 6, 9 e Nexus Player

Google afferma che la seconda releasecontine varie ottimizzazioni sotto il cofano con alcune tanto necessarie correzioni di bug e miglioramenti delle prestazioni. Attenzione è stata posta su fix e migliorare delle “autorizzazioni”, tra cui l’API dello scanner di impronte digitali, MAC remoto Bluetooth/WiFi, Wi-Fi, e Bluetooth.

Le novità più visibili comprendono: il drawer non è più diviso alfabeticamente, anche su smartphone il launcher adesso ruota in landscape con tutta la UI gestibile ad eccezione della lockscreen, connettendo il dispositivo con un cavo USB al PC di default non si apriranno la cartella del telefono ma si ricaricherà. Attivabile nella modalità sviluppatore arriva anche in italiano il Sintonizzatore UI di Sistema per la personalizzazione dei Quicksetting ed è possibile attivare la visualizzazione della percentuale della batteria.

La build è pensata principalmente per gli sviluppatori, è ancora lontana dal release ed ancora lontana da un usabilità quotidiana dato il nuovo set di API e cambiamenti interni in fase di introduzione al mondo Android con l’uscita ‘M’, quindi se vi preoccupate per la stabilità generale nell’uso di tutti i giorni, è meglio stare lontano da questa release in questo momento.

Se avete installata già la Android M Developer Preview 1, allora si può ottenere l’aggiornamento via OTA andando su Impostazioni> Info sul telefono> Aggiornamenti di sistema quindi tappare su ‘Cerca aggiornamenti.’ Se si sta cominciando daccapo, allora si può scaricare l’aggiornamento dai link forniti di seguito.

Ecco i link per il download diretto di Android M, elencati in base al dispositivo.

Changelog completo

Android-M-Preview-2-changelog

Oggi 28 Maggio durante il Keynote del Google I/O 2015 al Moscone Center a San Francisco durante Google ha, come previsto, mostrato la prossima versione di Android, Android M; si concentra sulla “end-to-end quality”, con un forte accento sul miglioramento della user experience, secondo Dave Burke.
La società la ha definita la versione Android “più pulita” da loro mai rilasciata, non prima di passarne in una rapida carrelata le principali novità (aggiorneremo l’articolo man mano che emergeranno dettagli su queste e su altre non citate).

Permessi App

La prima nuova caratteristica mostrata è il controllo granulare sui permessi che ogni applicazione richiede, offrendo agli utenti Android una “significativa scelta di controllo”. Consentirà agli utenti di gestire le richieste di autorizzazione semplificate e più semplici al posto dei numerose finestre che si hanno quando si tenta di installare una nuova applicazione dal Play Store.

In Android M, una volta che si installa un’applicazione, verrà chiesto di concedere il permesso per ? certo componente del dispositivo solo dopo aver aperto l’applicazione e provato ad accedere a una specifica caratteristica che richiede l’accesso al componente in questione, ad esempio, microfono o fotocamera.
Sarà poi comunque possibile gestire questi permessi revocandoli in modo selettivo.

Web Experience

Muovendosi fluidamente tra le caratteristiche più interne e l’integrazioni delle App in esso, Google ha annunciato una nuova funzionalità di Chrome, le “Chrome Custom Tabs”.
Questa è fondamentalmente una più efficiente alternativa alla vista web incorporata in un’applicazione, che gli sviluppatori di terze parti possono inserire all’interno delle loro applicazioni e che aggiunge una minima e personalizzata finestra di Google Chrome sopra all’app attiva.

La dimostrazione sul palco era con Pinterest. Quando un utente fa clic su contenuti web invece di far aprire una nuova scheda di Chrome o visualizzare una visione minimale web all’interno della app, viene lanciata invece una scheda personalizzata. L’applicazione e l’utente hanno accesso a tutte le funzionalità di rendering di Chrome, password salvate, auto-fill dalla tastiera, e tutte le caratteristiche di sicurezza di Chrome.

Secondo il presentatore, le Chrome Custom Tabs sono disponibili per gli utenti della build di sviluppo, e saranno lanciate nella la versione stabile di Chrome per Android (e qualsiasi applicazione che utilizza tale funzionalità) nel terzo trimestre di quest’anno.

App link

Abbiamo visto tutti, probabilmente molte volte, la situazione comune in cui si fa clic su un collegamento sul vostro dispositivo Android e si sono poi chiesto con quale applicazione si desidera aprirlo. Da un lato, questa è una grande caratteristica ma potrebbe essere molto fastidioso ed è quindi ragionevole consentire agli utenti di assegnare le applicazioni predefinite. A volte, però, alcuni tipi di collegamenti dovrebbero sempre aperto in una particolare applicazione senza chiedere conferma all’utente.

Una nuova aggiunta ad Android M permetterà che ciò accada, attraverso un “intent system” che permette di legare le app tra loro. Gli sviluppatori possono aggiungere un attributo “autoVerify” nel manifest della loro app per dire al sistema operativo che non vi è alcuna necessità di richiedere all’utente alcuni tipi di collegamenti. Quando gli utenti fanno clic sui link che soddisfano i criteri, li porterà direttamente alla app di auto-verificata.

Android Pay

Google ha annunciato Android Pay, un sistema di pagamento fully-featured che sfrutta la connettività NFC e riconoscimento delle impronte digitali per portare i pagamenti mobili agli utenti Android in modo nativo. Il sistema si basa su una carta di credito virtuale che funge da proxy per la propria, quindi i propri dati sensibili non saranno condiviso con i commercianti.

Semplicità, Sicurezza e Scelta

Parlando di mercati, Android Pay lavorerà con oltre 700.000 punti vendita negli Stati Uniti che hanno i terminali di pagamento contactless. Google sta anche collaborando con quasi tutti i principali instituion finanziario si può pensare.

Android Pay sarà disponibile su tutti i dispositivi con connettività NFC, e richiede minimo Android KitKat per operare. Questo significa che la funzione non sarà esclusiva dei dispositivi con lettori di impronte digitali.

Supporto al riconoscimento delle Impronte Digitali

Come anticipato viene introdotto il supporto agli scanner di impronte digitali ufficialmente di Android, ma naturalmente sapevamo che stava arrivando.
Sui dispositivi Android M con lettori di impronte digitali (cioè probabilmente i prossimi telefoni Nexus), un tap sul lettore può sbloccare il telefono.

Quando arriva il momento di utilizzare Android Pay, è possibile verificare l’identità con il lettore di impronte digitali troppo.
Gli sviluppatori possono anche inserire nella API di impronte digitali per consentire di log-in e altre caratteristiche sicure. Lettori di impronte digitali.

Power e Charging

I miglioramenti di Alimentazione e di ricarica sono di particolare interesse, con una migliore durata della batteria costantemente menzionata come il numero uno degli elementi necessari per uno smartphone.
“Doze” è un nuovo sistema di gestione della batteria che si basa sul movimento del dispositivo, e sarà quindi particolarmente utile per dispositivi come tablet che spesso giacciono fermi e inutilizzati. Per questi il compromesso che il dispositivo sarà più lento a svegliarsi è certamente accettabile. E non a caso questa funzionalità smart permette secondo Google di raddoppiare l’autonomia in standby del Nexus 9.

Per visualizzare l’elenco delle applicazioni e delle loro impostazioni Doze, basterà recarvi nelle impostazioni principali app, poi vai a Avanzate> Ignora le ottimizzazioni. E’ possibile toccare qualsiasi applicazione per cambiare il suo status di ignorare. Le tre applicazioni impostate di default per ignorare l’ottimizzazione della batteria sono Google Play Services, Play Store, e Download Manager.

Android M porta miglioramenti solo al sonno profondo per i dispositivi che sono raramente utilizzati, quindi il beneficio per gli smartphone non sarà marcato. Allo stesso tempo, Google ha anche fatto in modo di non interrompere la funzionalità essenziale in modo che si può ancora sentire i vostri allarmi e ricevere messaggi dalle persone a cui tieni.

L’altro settore chiave di miglioramento è legato al connettore USB Type C, di cui viene introdotto il supporto, e che sostituirà l’attuale microUSB.
Non solo, con Android M, sarà possibile utilizzare il telefono per caricare altri dispositivi, come ad esempio uno smartwatch.

Altri miglioramenti e funzioni

Migliorato il copia/incolla.

Migliorato il controllo del volume. Un’altra caratteristica estremamente intelligente disponibile solo su interfacce utente dei produttori, e non disponibile con Android Lollipop, è il controllo del volume per categoria. Questo significa che se si desidera modificare il volume per notifiche e allarmi, ma non musica e la suoneria, è possibile farlo solo mentre controlli in un app questa categoria di suono. Con Android M, questo finalmente cambierà, e la barra del volume includerà ora i cursori per tutti i gruppi.

Direct Share. Seppure la condivisione di vari tipi di contenuti è stata un core dell’esperienza di Android, l’implementazione aveva bisogno di un serio miglioramento; non solo infatti ci sono tonnellate di applicazioni dalle quali possiamo condividere contenuti, ma molti dispositivi in ??realtà non imparavano dalle nostre abitudini di utilizzo.

Con Android M, il dispositivo potrà finalmente dare un senso a come e con chi si condivide, consentendo suggerimenti di volta in volta sempre più intelligenti; quindi, se si invia costantemente dei contenuti alla propria ragazza, il dispositivo Android M saprà che si è più propensi in futuro a condividere di nuovo con lei, che sarà quindi l’opzione numero uno; è una funzione già presente in UI proprietarie ma non in quella stock.

Nuovo App Drawer. Il nuovo App Drawer presenta diversi cambiamenti degni di nota. E’ ora verticale, non orizzontale, le applicazioni sono in ordine alfabetico con grandi indicatori della lettera sul lato, c’è un persistente “Favorites tray” sulla parte superiore della lista, che è attualmente compilato automaticamente e non è possibile scegliere le applicazioni che vi figurano, e, infine, c’è una comoda funzione di ricerca che consente di ottenere l’applicazione necessaria rapidamente.

Tweak per l’applicazione Telefono. Curiosamente le schede sono tornate a essere icone, al posto del testo. Il menu delle impostazioni non nasconde più all’interno sottomenù la maggior parte delle opzioni che sono quindi disponibili da subito.

Opzioni tema. Una nuova opzione, nascosta all’interno del menu Opzioni sviluppatore, permette di cambiare il tema del menu Impostazioni da chiaro allo scuro. C’è anche un’opzione automatica, che sembra tener conto del tempo della data, a seconda del quale utilizza poi una o l’altra.

Proprietà App. Piccole modifiche alla pagina delle proprietà delle app dove compare la scheda Autorizzazioni app

Ottimizzazione batteria. E’ presente una misteriosa scheda all’interno del menu applicazioni, che consente di ignorare o consentire l”ottimizzazioni batteria per una data applicazione, anche se non tutte supportano tali ottimizzazioni.

Uso Memoria. E’ ora disponibile anche una sezione utilizzo della memoria, attraverso Impostazioni > sottomenù Applicazioni, che fornisce una panoramica del consumo di RAM, minmo e massimo, per ogni App.

Backup e Restore Automatico Dati delle App.

Le applicazioni Android stanno finalmente ottenendo il backup dello stato nella nuova versione “M” del sistema operativo. Questo verrà eseguito ora automaticamente su Google Drive (ogni 24 ore), fino a 25MB per ogni applicazione, con nessun nuovo codice richiesto da parte degli sviluppatori.

Verrà eseguito il backup delle impostazioni e deii dati delle applicazioni, vale a dire, in pratica tutto anche se fino a 25 MB di dimensione totale. Anche se questo può ancora significare l’accesso alle tue applicazioni su un nuovo dispositivo di sicurezza a seconda dell’applicazione, una volta fatto il login, il concetto è che tutte le tue impostazioni e i dati salvati delle applicazioni dovrebbero riapparire sul nuovo dispositivo.

La documentazione specifica chiaramente che, mentre il backup automatico è universale su Android “M”, gli sviluppatori possono scrivere del codice per ottimizzare alcune parti di esso, oppure affodarsi per le loro applicazioni interamente ad esso. Alcune applicazioni possono richiedere codice specifico, se vogliono includere i dati delle applicazioni che il nuovo strumento di auto-backup non riconosce in modo nativo, ma si spera questi siano casi rari.

Hotspot Wi-Fi con supporto ai 5GHz. La funzione hotspot arriva alla versione 2.0, che include la possibilità di trasmettere in modalità 5GHz, naturalmente se l’hardware la supporta (in anteprima per gli sviluppatori è disponibile solo su Nexus 6 e 9), così non tutti i dispositivi saranno in grado di produrre un segnale Wi-Fi in questa frequenza.

Supporto Flex storage e OTG.
Nell’anteprima dev, c’è il supporto per l’adozione di memorizzazione rimovibile come parte del sistema e trattandolo come interno. È inoltre possibile collegare e utilizzare le unità USB a Android Stock senza applicazioni aggiuntive.

L’adozione di spazio di archiviazione sembra funziona solo con le schede microSD. Quando si formatta, si ha la possibilità di renderla archiviazione portatile normale o formattarla e crittografarla come parte del sistema di storage interno (Adoptable Storage Devices). Ciò significa che si possono avere applicazioni e dati privati queste sulla scheda SD. Questo però impedisce alla scheda di funzionare in altri dispositivi.

Se si formatta un disco USB, esso offrirà solo storage portatile, almeno sul Nexus 5 che sto testando. Ciò che sembra essere nuovo è il modo con il quale Android stock riconosce l’archiviazione USB. Si presenta nel menu di memoria di sistema, è accessibile con il file manager integrato, e ha una notifica a portata di mano con le azioni rapide. La maggior parte dei produttori OEM hanno questo genere di cose built-in, ma non Google. Quindi credo che Mountain View è ancora una sorta di on-board con archivi rimovibili. Forse.

Google Now. E’ presente come scorciatoia nella lockscreen al posto del dialer e non più nell’App Drawer ma come voce nel menù impostazioni. E proprio perchè questa modifica simboleggia l’idea di una integrazione sempre maggiore nel sistema non possiamo citare la nuova funzionalità On Tap che è di questa la massima espressione (non disponibile fino al rilasco della versione definitiva di Android M).

Google Now on Tap può fornire informazioni in base al contenuto di un app. Ad esempio, mentre si sta ascoltando una canzone, si può fare una ricerca vocale che fa riferimento a questa come “che anno è stato registrato questa?”. Dal punto di vista dello sviluppatore, questo si chiama API Assist, può essere disabilitata per contenuti sensibili, altrimente è attiva senza richiedere modifiche alle App.

Ricerche vocali sono parte di Now on Tap, ma è anche accessibile premendo a lungo il tasto home. Basta farlo e si ottiene un paio di schede informative pop-up con eventuali link, promemoria, appuntamenti del calendario, e altro ancora. Un esempio utilizzato sul palco ha mostrato una e-mail che ha fatto riferimento un film. Now on Tap è stato in grado di generare recensioni e altri dati rilevanti sulla pellicola.

Mentre Android Lollipop ha aggiunto un toggle torcia elettrica in Impostazioni rapide, aggirando la maggior parte delle applicazioni torcia di terze parti, la funzione era accessibile solo nella notifica a discesa e come un interruttore on / off. Se si voleva utilizzare la torcia con il codice morse, per segnalazione, o altri modelli, tu dovevi utilizzare un’applicazione separata e gli sviluppatori di dette applicazioni non avevano alcuna chiara API su cui costruire il loro software. Dovevano architettare soluzioni per i vari telefoni, basandosi su qualunque modo i diversi costruttori avevano creato per accedere flash della fotocamera.
Con Android M, una nuova API torcia è accessibile agli sviluppatori. Il flash viene acceso fino a quando l’applicazione è chiusa, si spegne il toggle, o qualche altra applicazione prende il controllo; il flash non è limitata o esclusiva di qualsiasi applicazione.

Oltre a introdurre il supporto per il Bluetooth 4.2, viene migliorato il modo in cui le applicazioni scansionano alla ricerca di dispositivi Bluetooth Low Energy (BLE). Con la nuova Api queste ricceveranno notifiche solo di callback, quando corrispondono il nome o l’indirizzo Mac del dispositivo BLE, e dopo un periodo di inattività. Questo dovrebbe rendere la scansione più efficace e energicamente più efficiente.

Per migliorare la precisione e la velocità di identificazione della posizione corrente, senza dover contare troppo sul segnale GPS, alla scansione di reti WiFi (introdotta con Android 4.3) si aggiunge la scansione Bluetooth, attivabile nelle impostazioni di localizzazione su M. Quando è abilitata, la scansione Bluetooth presumibilmente cercherà dispositivi BLE come fari per ottenere la posizione più velocemente, molto utile in futuro all’interno di centri commerciali, aeroporti, e vari ambienti interni o sotterranee dove la portata e la dispersione di fari Bluetooth possono superare un lento o impossibile aggancio del segnale GPS.

Libreria di supporto Material design. Mentre prima si dovevano usare diverse librerie di terze parti, tutti i nuovi elementi del Material Design sono finalemente forniti da Google. Inoltre la Libreria è compatibile con Android 2.1.

Notifiche Heads-Up disattivabili per App. La pagina delle impostazioni di ogni applicazione ha una schermata “notifiche App” in cui è possibile bloccare tutte le notifiche dell’applicazione selezionata, trattarle come priorità, e “Consenti sbirciare”. Quest’ultimo consente alla notifiche heads-up di apparire in cima ad altre applicazioni. Se è disabilitata, l’applicazione potrà ancora inviare le sue notifiche direttamente nella tray.

Multi Window, Split Keybord e tendina

L’implementazione del Multi Window nativo è da molto tempo attesa e finalmente è parte di Android M. Per ora è nascosta poichè si trva a uno stadio prematuro del suo sviluppo e non mancano quindi i bug. Per provarlo, è fondamentalmente necessario installare una recovery personalizzata e fare una rapida modifica nel file build.prop.

Una volta che la modifica build.prop è stato fatta, si può semplicemente andare in Opzioni sviluppatori e attivare Multi-finestra. Una nuova icona verrà quindi visualizzato nel menu Recenti, che consente di eseguire contemporaneamente due applicazioni in una sola volta.

Sempre pensando ai grandi schermmi e in particolare ai tablet, vengono introdotte due nuove caratteristiche volte a migliorare l’ergonomia duso delle UI. La tastiera stock è ora dotato di una modalità split-screen che sposta i tasti su entrambi i lati, almeno quando il dispositivo è in modalità orizzontale. Questo rende immediatamente molto più facile la digitazione.
Il muenuù a tendina ha tre posizioni differenti (sinistra, centro, destra) e scenderà più vicino a dove effettivamente si effettuerà lo swipe.

Modalità Non disturbare / Priorità e regole personalizzabili.

E’ ora presente un toggle all’interno del pannello delle notifiche, non fa parte della barra di controllo del volume come in Android Lollipop.
Android M non ha più le tre opzioni di interruzione del popup volume. Invece, è possibile alzare il volume fino in fondo e con DND attiverete la modalità “solo allarmi”. Questo sembra più o meno un buon sostituto di un tradizionale modalità silenziosa. È anche possibile attivare DND dalle impostazioni rapide. In questo modo si espanderà una serie più dettagliata di opzioni che sono un po’ più familiari. Ci sono tre modalità: priorità, Solo allarmi e totalmente silenzioso.

Non ci sarà bisogno di armeggiare con le impostazioni di priorità per le applicazioni solo per evitare che il dispositivo faccia rumore su Android M. Nelle impostazioni Non disturbare sotto Suono e notifiche, vedrete due linee. Una consente di controllare quale modalità di priorità comporta e l’altra fornisce l’accesso a regole automatiche DND. Le caratteristiche della modalità priorità sono per lo più le stesse di Lollipop, ma non è nella barra del volume, che attiva solo allarmi. La priorità può ancora permettere di selezionare chiamate e messaggi, ma c’è una nuovo toggle per consentire la ripetizione del suono delle chiamate entro 15 minuti.

Il menù delle regole automatiche è già popolato con alcuni di base che è possibile attivare e disattivare, ma è possibile anche creare regole personalizzate. Basta scegliere i giorni in cui DND sarà attivo, impostare l’intervallo di tempo, e decidere le modalità volute (totalmente silenzioso, solo gli allarmi, e priorità). È possibile modificare anche le regole contenute, che sono solo cose di base per i giorni feriali/fine settimana. Oltre alle norme basate sul tempo, si può avere DND inserito negli eventi del calendario e automaticamente attiva.

Supporto nativo per Stylus Bluetooth.

Sensibilità alla pressione e precisione rendono le Stylus Bluetooth molto meglio delle loro cugine capacitive, senza trascurare i vantaggi per i creativi della piena compatibilità cross-platform. Certo, le stylus più elaborate avranno probabilmente ancora bisogno delle loro rispettive applicazioni e software per ottenere la piena funzionalità su Android, ma si gettano le basi per i futuri prodotti del calibro di Wacom e Adobe.

Gli sviluppatori possono facilmente aggiungere il supporto alle stilo per le loro applicazioni, che implicherà solo che scrivano nel codice per far riconoscere gli ingressi dei pulsanti sulle penne, mentre il sistema operativo si prenderà cura dela gestione della sensibilità alla pressione.

Applicazione orologio. Non sembra molto diversa da quella di Lollipo; la maggior parte delle funzioni (allarmi, orologio mondiale, timer e conto alla rovescia) sono nello stesso posto e operano nella stesso modo. Ora perà è possibile “iniziare” la settimana di Sabato, Domenica o Lunedi.

Nuova Android Recovery. Ci sono tre nuove opzioni nel menu di ripristino: applicare l’aggiornamento dalla scheda SD, un’alternativa al sideloading ADB (che è ancora offerto), mount/system e visualizzazione dei log di recupero, che elenca gli ultimi file di log (ad es. Last_log.1) in questa interfaccia in modo da poter scegliere tra di loro.

App Standby

App Standby è focalizzata sull’addomesticare le applicazioni che non si utilizzano più. Un’applicazione su Android M sarà contrassegnata come inattivo a meno che in questi ultimi giorni sia stata lanciata dall’utente, o ha un processo attualmente in primo piano (sia come attività o un servizio di primo piano, o in uso da un’altra attività o servizio in primo piano), o genera una notifica che gli utenti vedono sulla lockscreen o nella barra di notifica o dall’utente è stata esplicitamente impostata comeesente da ottimizzazioni.

Qualora un app finisce etichettata come inattiva, perderà la connettività di rete e tutti i suoi servizi di sincronizzazione verranno interrotti. Queste restrizioni vengono rimosse quando il dispositivo è collegato all’alimentazione, mentre se non lo si è, solamente uno degli avvisi di alto-priorità di Google Cloud Messaging può permettere a queste applicazioni una breve finestra di connettività di rete.

Supporto MIDI.
Viene introdotta un API per il MIDI, l’interfaccia principale per comunicare informazioni musicali tra i dispositivi, che renderà molto più facile per gli sviluppatori creare applicazioni che interagiscono con l’hardware per fare musica o di altri tipi di suoni (non devono più scrivere il codice per interpretare ogni informazioni da zero).
L’API supporta sia il collegamento diretto di uno strumento alla usb del dispositivo sia l’utilizzo di quest’ultimo come fonte, si potrebbe collegarlo al computer per ricevere le informazioni da Android e modificarle con un software desktop o semplicemente utilizzare qualcos’altro come speaker.

Ci sono anche alcuni miglioramenti per l’elaborazione del segnale digitale. Le versioni precedenti supportano una profondità di campionamento a 16 bit, ma M implementerà la single-point precision float samples, consentendo il livello di qualità più convenzionalmente usato nel mastering e nel mixaggio audio per scopi professionali. Anche la frequenza di campionamento massima è aumentata ??da 44,1 kHz / 48 kHz a 96 kHz. Entrambi questi cambiamenti sono letteralmente equivalente al passaggio da qualità CD a qualità da studio. Ultimo ma non meno importante, l’audio digitale USB è ora multicanale, il software Android è in grado di gestire più flussi simultanei di informazioni musicvali.

Voice interaction service.

Google ha introdotto l’API Voice Interaction, che permetterà alle applicazioni di capire meglio le richieste vocali inviate da un utente. La nuova API non deve essere confusa con le azioni vocali personalizzate. Grazie a questa se, come in uno degli esempi di Google, un utente chiede alla loro app domotica (tramite Google) di accendere le luci, questa potrà far chiedera a Google “che tipo di camera”, e quando l’utente specificherà una stanza, l’applicazione eseguirà l’azione richiesta.

ALTRE MIGLIORIE


Azioni di selezione Testo
Contextual assist framework
Secure token storage APIs
Setup wizard: sign-in IMAP
Data Usage API for work profiles
Bluetooth SAP (SIM Access Profile): accesso remoto alla SIM via Bluetooth
Unified app settings view
Corporate owned single use device support
Improved trusted face reliability
New runtime permissions
Sette lingue addizionali
Work contacts in personal context
VPN apps in settings
Duplex Printing
Seamless certificate installation for Enterprise
Undo/Redo keyboard shortcuts
Battery historian v2
Improved text hyphenation & justification
Improved diagnostics in systrace
IT admin acceptance of OTAs
UI Toolkit
Enterprise factory reset protection
Improved text layout performance
Migliorate performance UI toolkit
Impostazioni Google e dispositivo unificate
Notifiche Work Status
Bluetooth connectivity for device provisioning
Power improvements in Wi-Fi scanning
Data binding support library Beta
Delegated certificate installation

Tempi di rilascio e Download

Mentre Google ha detto che la release definitiva arriverà entro l’anno ha prima preannunciato un rilascio imminente e da poco pubblicato le Factory Image della Developer Preview di Android “M” per Nexus 5, 6, 9 e Player, di cui vi riportiamo di seguito il link diretti al download.

Google ha anche annunciato che la Preview di “M” sarà aggiornata più regolarmente di quella di “L”, e in particolare che gli aggiornamenti saranno rilasciati via OTA una volta al mese e non ci sarà quindi bisogno di flashare ogni volta gli aggiornamenti manualmente, una novità davvero gradita per i tester.

Questo Giovedì, 28 Maggio, a San Francisco si aprirà sul palco del Moscone Center il Google I/O 2015 l’annuale evento della società dedicato principalmente agli sviluppatori, ma che non manca di offrire a tutti noi uno sguardo sulle novità in arrivo su Android e tutto il suo ecosistema.

Android M

Google prevede di rilasciare una developer preview di Android M, proprio come ha fatto con il Lollipop lo scorso anno mentre la versione finale di M è apparentemente prevista per Agosto, anche se i tempi potrebbero cambiare.
Android M si preannuncia come un aggiornamento evolutivo di Android 5.0. Internamente con nome in codice del dessert Macadamia Nut Cookie, Android M manterrà in termini di aspetto ovviamente il Material Design ma sembra otterrà alcune ottimizzazioni prestazionali e un set di nuove o rinnovate funzionalità.
Android-M-Macadamia-Nut-Cookie

  • Miglioramenti nella gestione di batteria e RAM. Google sta apparentemente sollecitando i propri team a concentrarsi sulle prestazioni della batteria eliminando la localizzazione quando possibile, riducendo l’utilizzo della RAM e l’attività off-charger e quando lo schermo del dispositivo è spento. Presumibilmente questa rinnovata attenzione per le prestazioni si estenderà al proprio pacchetto Google Play Service, che spesso sale in alto nelle statistiche di utilizzo della batteria.(fonte).
  • Miglioramenti di sicurezza e privacy..
  • Integrazione nativa del Multi-Windows. Da tempo si parla dell’integrazione del supporto al multiwindows finora implementato in modo autonomo dai produttori e in realtà presente anche in Android ma disattivo per chè non funzionante; questa volta potrebbe essere la volta buona tanto più che sembra sarà implementato anhe nel concorrente iOS 9.
  • Voice Access. Voice Access permetterà, di controllare le applicazioni con la voce. Gli sviluppatori che si avvalgono delle Azioni vocali saranno in grado di progettare applicazioni che utilizzano i comandi vocali, invece di un input tattile.
  • Nearby. Nuova funzione che permetterà l’interazione e la comunicazione con altri utenti Android presenti nelle vicinanze.
  • API per lettura delle impronte digitali. Sempre più telefoni Android hanno il lettore d’impronte digitali, ma utilizzano un software creato appositamente dal costruttore per il dispositivo. Google sta progettando invece di sviluppare una tecnologia delle impronte digitali da aggiungere nel nucleo di Android M, caratteristica prevista per esordire con Lollipo per sfruttare il lettore che doveva essere inserito nel Nexus 6 e che a appare quindi probabile sia su almeno un prossimo Nexus.
  • Android Pay. Google sembra stia sviluppando Android Pay non come un aggiornamento del servizio di pagamento Wallet ma da zero con una nuova classe di API implementabile dagli sviluppatori all’interno delle loro app. Il livello di integrazione darà più profondo e sarà compatibilità con un maggior numero di servizi.
  • Nuova App Foto. La nuova App, che sembra sarà completamente staccata da Google+ e nel cui cloud sarà comunque a scelta possibile fare l’upload delle immagini, sarà ridisegnata in termini di interfaccia e di funzionalità. Grazie a un anteprima di Android Police sappiamo che permetterà agli utenti di prendersi cura della gestione generale della foto, potendo cercare determinate persone, animali o oggetti, scegliere se vedere le foto ordinate per giorno o mese, o una “vista confortevole”. L’app si avvarrà di nuove gesture avanzate per rotazione, eliminazione, spostamento o per selezionare tante foto (tramite un trascinamento del dito su di esse). Autoawesome è stato apparentemente sostituito dalla nuova funzione “Assistant” che, oltre a creare automaticamente storie e animazioni, consente agli utenti di creare i propri album, film, storie, animazioni o collage.

Inoltre citando fonti interne, Android Police sostiene che Android M introdurrà un nuovo criterio di aggiornamento per smartphone e tablet Nexus. Dal momento dell’arrivo di Android M, tutti i dispositivi Nexus riceveranno gli aggiornamenti di sistema più importanti, per due anni e le patch di sicurezza/manutenzione per i tre anni successivi alla data di rilascio del sistema operativo con cui escono.

Ciò significa che Nexus 4, Nexus 7 (2012), e Nexus 10 forniti con Android Jelly Bean, probabilmente non otterranno Android M, ma “solo” un ulteriore paio di mesi di aggiornamenti di sicurezza. Dispositivi più recenti forniti con KitKat e Lollipop, però, potranno beneficiare dell’aggiornamento ad Android M.

Android Wear

Con un mercato degli indossabili in piena espansione difficile pensare che durante un evento Google, non si possa non gettare uno sguardo su Android Wear. Secondo alcuni leakster è possibile che esordiscano alcuni nuovi smartwatch AW, probabilmente la seconda generazione Moto 360. Si dice che Google è “vicino alla finitura finale dettagli tecnici”, che permetterà agli utenti di Android Wear di accoppiare i loro smartwatch con iPhone e iPad.

Google-pronta-a-rispondere-ad-Apple-Watch-con-il-supporto-Android-Wear-a-iOS-ma

Ne avevamo già parlato e sembra che dopo il lancio dell’Apple Watch sarebbe il momento per Google di sfidare il primo indossabile Apple in Casa e dimostrare se è veramente al di sopra della concorrenza. E se Apple facesse lo stesso con il Watch?

Android in Auto, TV e tutta la casa

Quest’anno il Google I/O potrebbe diventare uno showroom per le auto con guida utomatica (“cutesy-looking self-driving car”) a cui da tempo lavora la società. In aggiunta a ciò, Google potrebbe annunciare Android Auto come un sistema operativo stand-alone per i veicoli collegati, come quelli alimentati dalla piattaforma Tegra X1 di NVIDIA.

Ci si aspettate anche che Google mostri le proprie idee di “casa connessa”, con lo stato di sviluppo di Nest, il termostato intelligente e le capacità di controllo vocale Google Now domotica; non dovebbe mancare poi spazio per il rilancio di Android TV.

Parlando di esperienze visive, ci si chiede se potremo vedere dei nuovi Google Glass, dopo il mancato successo dei precedenti che ha costretto la casa di mountain view a tornare al tavolo di disegno per reimmaginare nuovi smartglass, ancora più smart ma al tempo stesso più “accessibili”.

Project Ara & Project Tango

I progetti di Google di tablet e smartphone modulari e di quelli “consapevoli dello spazio” dal loro annuncio per quanto non sotto la luce della ribalta stanno continuando nel loro processo di sviluppo. Mentre gli ultimi frutti del lavoro del team degli sviluppatori dietro di loro saranno certamente presente all’I/O, probabilmente non ne avremo ancora una visione completa o quantomeno vicina a quella di prodotti pronti alla commercializzazione.

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Questo non significa che Google ha trascurato di preparare uno spettacolo impressionante per uno dei due! Justin Lin di Fast & Furious 6 presenterà un cortometraggio live action che metterà in mostra gli sforzi del team del Google ATAP (Advanced Technology e Project). Inoltre, gli sviluppatori potranno imparare a fare esperienze di location-aware con l’hardware di Project Tango.

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L’edizione 2015 dell’annuale conferenza per progammatori, il Google I/O, si avvicina e la casa di Mountanin View ne ha rilasciato nelle scorse ore il calendario ufficiale, lasciando così la possibilità di gettare uno sguardo su cosa verrà mostrato il 28 e il 29 Maggio prossimo.

Android M

Sembra possibile che Android M farà un’apparizione durante la conferenza di quest’anno; c’è infatti una menzione diretta sotto Android for Work per l’evento previsto per le 02:30 PST del 28. La presenza di un “What’s New” in una sessione Android (01:00) utlizzato per dare un indizio.

Google di solito coglie l’occasione per discutere di ciò che è al debutto nella versione appena svelata di Android. Meno del 10% degli utenti di Android hanno attualmente la versione più recente, ma per quanto riguarda Google, è il tempo di andare avanti.

AndroidM-mention-Android-for-Work

Android L è stato annunciato lo scorso anno al Google I/O, e una developer preview è stato successivamente rilasciata. Il nome ufficiale Lollipop, e gli aggiornamenti over-the-air non sono arrivati fino all’autunno. Se quest’anno è un parallelo, ci sarà un sacco di tempo scoprire come si chiamerà la prossima versione,

Voice Access

Se il touchscreen ha agevolato e ampliato le possibilita di interazioni con i dispositivi mobili ma la nuova frontiera dell’imput sembranno essere i comandi vocali grazie anche al crescente mercato degli indossabili.

Google-Voice-Access

Una delle sessioni si chiama “La vostra applicazione, ora disponibile a mani libere” e in sostanza rivela che Voice Access permetterà, di controllare le applicazioni con la voce.
Gli sviluppatori che si avvalgono delle Azioni vocali saranno in grado di progettare applicazioni che utilizzano i comandi vocali, invece di un input tattile.

Google afferma che questo servizio aggiungerà molto poco “sviluppo” e darà agli utenti “l’accesso al proprio dispositivo Android attraverso la sola voce”. Non è chiaro se questo sarà riservato esclusivamente alla prossima versione di Android o se Google lo implementerà con un aggiornamento del Play Services, ma probabilmente lo scopriremo poco dopo la fine dell’I/O.

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