iOS 6.1.3: punto per Apple e palla al centro

iOS 6.1.3: punto per Apple e palla al centro

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Nella giornata di ieri, Apple ha rilasciato un nuovo aggiornamento del suo iOS, che giunge così alla versione 6.1.3. Le novità non sono particolarmente rilevanti, se escludiamo la risoluzione di un bug, sfruttando il quale era possibile aprire, dalla lockscreen, l’applicazione del telefono (accedendo così a informazioni private quali la rubrica) anche in un iphone su cui era impostato un codice di blocco (bug risolto per metà in realtà, poiché sembra essere ancora presente su iphone 4). Altra novità, giusto per citarla, è il miglioramento delle mappe del Giappone.

Ma è un altro il motivo per cui l’aggiornamento del sistema operativo made in Cupertino fa notizia: esso chiude 4 delle 6 falle, chiamiamole così, scovate dal team “evad3rs“, e sfruttate per mettere a punto il tanto agognato Jailbreak, atteso da moltissimi utenti per mesi, e arrivato solo a Febbraio di quest’anno.

Facciamo un passo indietro

Per chi ancora non lo sapesse, il jailbreak (che può essere tradotto come “evasione”) è la procedura mediante la quale è possibile sbloccare un iDevice, evadendo, appunto, dalla chiusura imposta da Apple, che tiene moltissimo alla sicurezza dei suoi prodotti, al punto da impedire che su di essi possa essere installato un codice non firmato e controllato (qualunque esso sia, da una gesture ad un’applicazione).

Che cos’è il jailbreak?

Questo assicura stabilità e sicurezza, che unita all’ottima assistenza clienti, rende i prodotti Apple quelli che sono. In sostanza, è come se Apple dicesse agli utenti “ciò che pagate non è solo il prodotto in se, ma anche la sicurezza di avere tra le mani un prodotto stabile, semplice, con cui difficilmente avrete problemi”.

E poco importa se questo significa ridurre all’osso la possibilità di personalizzazione (punto di forza del sistema operativo Android). E’ stato proprio Steve Jobs a sintetizzare in una frase sola la filosofia di Apple:

“Spesso le persone non sanno quello che vogliono finché non glielo dico io”

Che tradotto significa: questo è l’iphone, questa è la nostra personalizzazione. Non hai bisogno di altro.

Ma la tecnologia, si sa, è in mano a chi avverte il desiderio di prendere un prodotto e farlo proprio. E’ in mano, cioè, a chi non ha bisogno di qualcuno che gli dica cosa desiderare. Il Jailbreak parte da qui: da un ragazzo classe 1989, George Francis Hotz (oggi lavora per Facebook), che il 10 luglio 2007 sfrutta una falla nel sicurissimo iOS del primissimo iphone.

Da quel momento è stata un continua lotta tra Apple e gli hacker, quasi una lunga partita a tennis, che ha però sicuramente giovato a Cupertino, poiché ad ogni aggiornamento importante di iOS vengono resi inutili (perché divenuti “di serie” nel sistema) alcuni tweak di Cydia, lo store ufficioso installato su ogni dispositivo jailbreakkato, il mercato dell’insicuro, del non firmato e non controllato, ma anche della grande personalizzazione.

iOS 6.1.3 riporta Apple in vantaggio, e impedisce a chi ha eseguito il jailbreak, di aggiornare, pena la perdita del jailbreak stesso. Almeno fino al prossimo goal degli hacker.

Cosa sono i tweak

“Tweak” deriva dall’inglese tweezers, che significa pinzetta

Chi è mai entrato su Cydia si sarà accorto che è ben diverso dall’App Store: se questo appare come il grande, ordinato e bello centro commerciale su cui acquistare app, quello è più un mercato disordinato dal sapor mediorientale, un gran bazar di regioni remote del pianeta.

Su Cydia è possibile scaricare tweak. Ma cosa sono i tweak? Etimologicamente, questo termine nasce col mondo dell’elettronica, al tempo in cui si usavano delle pinzette (tweezers in inglese) per aggiustare con precisione le radio AM. Il termine dunque indica un aggiustamento, un miglioramento. In sostanza, un tweak di Cydia è una piccola (ma a volte grande) modifica del software.